lunedì, luglio 14, 2008

DISONORE e disorientamento

ex PSI ora PD... cose turche

Le cose da dire sarebbero tante. Mi vengono in mente decine di pensieri. Molti luoghi comuni, lo ammetto. Avrei voluto mettere on-line alcuni video su Craxi e sul Craxsismo, ma non sarebbe pertinente (avrò modo di farlo in seguito). Per tanti motivi. Conosco persone socialiste (ex PSI) che sono oneste ed hanno sempre creduto nella propria idea Politica (con la P maiuscola). Abbiamo bisogno di brandizzare anche il male e dire che tutti i socialisti (o tutti i Rom, o tutti gli immigrati, o tutti i napoletani, o tutti quelli del sud, o tutti i gay, o tutti quelli che non hanno capelli bioni ed occhi chiari, ecc...) ci rende più tranquilli: ci illude di poter individuare e circoscrivere il male, potendolo allontanare da noi. Come se non abitasse anche dentro di noi.

Ho sempre pensato che del Turco fosse tra "quelli buoni". Oggi, mentre è difeso dall'apparato (Berlusconi in primis, contro la dittatura della magistratura, bla bla bla. Ma anche da Veltroni che, legittimamente, spera nella sua innocenza), si conferma un angosciante teorema popolare: "sono tutti uguali". I politici, sono tutti uguali.

Chi è al potere (qualsiasi potere)... perde ogni inibizione e pudore. Si verifica una mutazione genetica repentina e irreversibile: l'uomo diventa bestia. Una "metamorfosi". Il fatto che si diventi bestie (dentro solo scarafaggi) approfittando del potere, negli ambiti che colpiscono più violentemente i deboli rende tutto questo ancora più insopportabile. La sanità. Sanità significa bisogno, dolore, sofferenza. Evidentemente anche business. Anche sporchi soldi facili. Non credo che l'Abruzzo sia l'unico caso (Nichy... attento alle vipere in giunta). E non credo sia solo un fatto sporadico di qualche clinica come il Santa Rita di Milano. Daltronde abbiamo avuto anche un ministro della Sanità che poi è andato dentro (de Lorenzo. PLI).

Il bisogno rende fragili, vulnerabili. La vulnerabilità rende docili. Le masse sono rassegnate ai guasti della sanità pubblica. Chi ha dovuto girare per ospedali lo sa bene. Chi entra in un'ospedale pubblico oltre alla paura del male ha un legittimo timore di qualche episodio di malasanità. Ma a lungo andare la rassegnazione potrebbe diventare disperazione (e di quello che la disperazione induce a fare abbiamo già parlato). Questo meschino fenomeno si ripercuote su vasta scala dai livelli più alti, a quelli più infimi.

In quante città si moltiplicano le cosiddette cooperative sociali capeggiate da maneggioni, nullafacenti e faccendieri impegnati quotidianamente a capire come comprare appalti e gestire servizi per i deboli? Come si possono fare gare puntanto sul minimo dei costi? Come si consente a questi balordi di infangare il nome del terzo settore? Come si può accettare che dei semianalfabeti (arridaje) possano gestire personale qualificato sottopagato per i propri fini blasfemi? Chi consente loro di circolare per strada come se fossero cittadini rispettabili? Come fanno le loro donne o i loro uomini a toccarli come fossero esseri umani, pur sapendo come costruiscono le loro fortune sulle disgrazie delle persone? Anziani, malati, portatori di handicap, portatori di dolore sono il loro core business. Redditizio. Molto. Conviene. Conviene.

Anche questi bastardi votano. E fanno votare. Spesso vanno loro in lista. In prima persona. E sono votati. Sono i più "amati" di tutti. Perché gli umili vedono in loro la speranza (o sono sotto ricatto). Ebbene, quando pensiamo "sono tutti uguali" ricordiamo che certe scorciatoie sono comode, ma forse non portano da nessuna parte buona.

Perché un uomo diventa caimano? Perché può farlo.

Del Turco - che comunque deve ancora essere processato - è diventato un caimano perché poteva farlo. E resistere al richiamo non è facile, non è da tutti. Morale: mentre inveiamo sulle bestie (caimani, lupi, scarafaggi, ecc...) che opprimono e sfruttano i più sfortunati, i più deboli, i più indifesi ricordiamo che quelle bestie sono state esseri umani. E ricordiamo che il potere gliel'abbiamo dato noi. Ogni volta che facciamo i furbetti, ce ne dobbiamo ricordare. E se lo devono ricordare tutti i raccomandati, di cui prima o poi un parente o una persona cara va a finire in una delle strutture ospedaliere imbottite di raccomandati (dagli inservienti, fino ai top managers).

Questo potere non sarebbe così torbido se non fosse sostenuto da una cultura omertosa e ipocrita che gratifica chi sa dimenticare gli scrupoli e cogliere le opportunità dei malandrini.



domenica, luglio 13, 2008

Ecosistemi URBANI

ovvero: il rapporto tra l'uomo e lo spazio che abita

Posso dirlo, posso dirlo: stamattina (domenica) ho avuto una bella pensata :). Ho preso il lettore mp3 e qualche libro, ho messo tutto nella borsa e sono andato a villa Borghese. Avrò camminato per un'ora. Che bella villa Borghese :) Piena di gente, come al solito. Famiglie, coppie, anziani, gruppi di amici. La prima volta che ci sono stato ho visto solo il Pincio. Poi sono tornato un'altra volta con Lory e ce la siamo fatta in lungo e in largo (quasi).

Stamattina volevo leggere. Ho il difetto di essere incostante (a volte non per mia volontà) nelle attività prive di scadenze (generalmente hobby, ricerche personali e piccoli piaceri come la lettura); quindi quando mi vengono i periodi favorevoli... mi metto di buzzo buono e ci do dentro. In questo periodo ho più libri (più l'ultimo eccezionale numero di micromega) sotto mano (non vi tedio su cosa sto leggendo. Anche perché non so nemmeno se ce la farò a finire entro il 2011). Insomma... dopo questa passeggiata (che dopo la prima mezz'ora mi sembrava un'escursione in pieno stile) tra prati, giardini, alberi e fontane mi sono steso e mi son messo a leggere. E pensavo. Sono stato lì parecchio tempo (tra una pioggia e l'altra, visto che è caduta acqua e sabbia dal cielo di Roma).


Pensavo all'importanza di quello spazio. Pensavo all'importanza di parchi veri dentro le città. Parchi con alberi veri e non solo "da esposizione". Pensavo a quanto fosse necessario potersi straiare su un prato in ogni città del mondo. Anche nella pausa pranzo, magari. Anche per quelle persone anomiche che non escono quasi mai. Tempo fa all'arci facemmo una rassegna cinematografica sugli "ecosistemi urbani". Be', ricordo che la cosa migliore fu l'intenzione. Tranne un paio di pellicole fu una mezza cagata. In ogni caso il tema è sempre attuale: come costruire un rapporto equilibrato tra uomo e spazio. L'ambiente in cui viviamo determina gran parte delle nostre abitudini sociali e influisce in modo determinante sulla nostra salute (e sulla qualità della vita).

Le città, soprattutto le metropoli, non vengono considerate da nessuno "la propria casa". E, soprattutto, ormai siamo convinti che le città che abbiamo siano l'unico modo di esistere sul pianeta terra. Non ci sono alternative all'urbanizzazione violenta, selvaggia, cementizia, frenetica, ipnotica. Non è un problema che ci poniamo, quindi possiamo asserire che il problema, sotto il profilo della percezione sociale, non esiste.

Ecco. Io non sono d'accordo. Ma non so come spiegarmi e soprattutto, come far immaginare un'alternativa possibile (concreta, reale) alle persone con cui parlo. E ancora, forse ancora più importante, non riesco a quantificare cosa ci perdiamo nel non immaginare città diverse. Consiglio a tutti di leggere "Le città invisibili" di Calvino (già fonte di ispirazione per le assonanze cognitive, per i viaggi ideali che intendevo stimolare nel il mio studio sullo sviluppo sostenibile nella mia città. Ovviamente con scarsi risultati). Oggi le strategie delle aziende più avanzate si fondano su analisi puntuali e ricerche minuziose. Non si capisce perché nelle nostre città le amministrazioni non siano in grado di fare nemmeno un'analisi vera (perché di relazioni tecniche ce ne sono quante ne volete) costi-benefici (analisi sociali, s'intende).

Sorvolando sul livello indecoroso e vituperabile di gran parte degli amministratori locali, pongo un problema politico serio: se i cittadini non sono sensibili a determinate proprie esigenze, perché la politica dovrebbe farsene carico? Insomma... a Molfetta, per esempio, la nuova giunta comunale vanta molte autorevoli personalità, espressione di quella sottocultura da film di Pierino, fatta di vicende scolastiche squallide e, talvolta, senza una fine (verificate: hanno tutti finito almeno le superiori, senza essere stati mai bocciati?). Uno di questi Assessori - che nel suo CV può vantare l'aver fatto il buttafuori in una nota discoteca pugliese - oggi è Assessore al Marketing Territoriale (mi piacerebbe discutere del significato del termine... "semianalfabeta"). Be', io penso sia giusto che stia lì a fare l'Assessore: è stato votato dai suoi simili. Persone che non hanno la minima percezione del concetto di interesse collettivo. Lui (che peraltro oggi fa "l'imprenditore") rappresenta i suoi elettori in maniera formidabile.

E così è possibile che a Molfetta ci sia un parco confezionato in periferia e già pronto da tre anni, ma mai aperto. Un parco attrezzato, con percorsi per il footing, giardini, piccolo anfiteatro e servizi, ma chiuso. Non si può entrare. Stop. Chiuso. Come? Chiedete il perchè? Che importa? Tanto un parco non fa fare soldi a nessuno.


Se ci sono di queste storie, pensate abbia senso parlare di come le zone ASI (Area Sviluppo Industriale) possano schiacciare le piccole comunità o di come le piccole città non dovrebbero imitare le metropoli, o di quanto i grandi quartieri delle grandi città scarseggino di parchi attrezzati, o di come le nostre abitudini urbane siano sclerotizzate? Pensate che abbia senso parlare di percentuale di area verde nei piani regolatori delle nostre città? Lo sapete che anche l'asfalto è considerato verde? Verde, praticamente, significa non edificabile. Ma cementabile. Alla gente va bene, alla fine. Quindi per la politica è ok. Possiamo vivere per anni in una città, senza sdraiarci su un prato, senza ricordare cos'è il silenzio. Questo ormai è il nostro habitat e questo vogliamo. Solo lo vogliamo sempre più tecnologico e costoso.

E allora? E allora le strade sono due e sono da percorrere entrambe: da un lato la proposta - studiata, argomentata, strutturata, realizzabile - e dall'altro... be' dall'altro lato bisogna parlare con la gente. Con quella stessa gente che la TV riesce a convincere a comprare ogni cazzata inutile. Volete che non si riesca a convincere la gente che un domani le proprie città potrebbero diventare delle specie di discariche a cielo aperto, dove la sottile differenza tra rifiuti e non rifiuti non sarebbe più così evidente?

Cosa? Napoli? Presto Roma? Molte città del Sud? Come? E' già così? Cazzo: troppo tardi...


Vi lascio, per oggi, con due video, prodotti da Schermaglie.it in occasione della Festa di Roma 2007. Si tratta dell'assemblaggio di spezzoni di diversi film. Il leit motiv è la metropoli. Buona angoscia, siate sereni.





PS: Nella sidebar a destra, c'è un sondaggio. Se vi va, lasciate la vostra risposta: è anonima :)
PS2: Lo so: questa volta è troppo lungo il post...

venerdì, luglio 11, 2008

A dimostrazione DELLe

...mie cazzate
(DELL maiuscolo, dopo aver letto festa dell'Unità alle Terme di Caracalla... era d'obblico).


A questo punto mi tocca argomentare meglio le mie elucubrazioni. Lo faccio ora ché sono brillo (ottima cena a casa di Max e Giò, ottimo Allianico e, se permettete, ottima Sambuca). Purtroppo non posso permettermi spesso questo stato allucinogeno (ovvero, di lucida scioltezza mentale).

Ho più volte ribadito il mio timore che il precario equilibrio sociale si spezzi per lasciare spazi inquietanti a espressioni di dissenso violente e, fondamentalmente, antipolitiche. La più formidabile leva della violenza è la disperazione (assenza di speranza). La speranza è cosa diversa dall'illusione (o da come molti pappagalli ripetono, paventando conoscenze che non hanno, dall'utopia). La speranza è la visione di un futuro concreto, possibile, realizzabile. E' vero: perché una siffatta visione possa prendere corpo nell'opinione pubblica occorre fiducia. Ma la fiducia non si compra. Nè tantomento si può vendere oltre un certo limite. Berlusconi, infatti, ad ogni giro di boa alza il tiro. Vende speranze sempre più alte, chimere rassicuranti che tranquillizzano le masse ignoranti di italiani italiani (almeno una volta il termine italiano è utilizzato in senso dispregiativo: una diminutio).

In ogni caso la fiducia.. beh... la fiducia nelle istituzioni non c'è...




Ma... può essere più notte di mezzanotte? Sì:




Il trend è evidente. Oggi, temo, il giudizio degli italiani potrebbe essere ancora più preoccupante. La composizione sociale del nostro Paese è particolarmente complessa. Non è ovvia nessuna semplificazione in blocchi sociali uniformi e compatti. L'intervento degli analisti è meno scontato di quello che poteva essere trent'anni fa. L'unica cosa certa è che i corpi intermedi (i partiti e le altre organizzazioni che si relazionano con lo stato per il perseguimento di interessi collettivi) hanno da recuperare una credibilità che il popolo non accorda più. Lo devono fare bene e lo devono fare in fretta.

Il PD lo sta facendo? Io credo di no. Io credo che il PD parli solo ad alcuni pezzi di società. Penso che il PD parli in qualche modo al ceto medio moderato, con un livello di istruzione mediamente elevato, ma con un coinvolgimento politico mediamente limitato all'interesse per le trasmissioni politiche televisive. Il PD parla anche ad alcuni intellettuali ed a pezzi di borghesia (non sempre illuminata).

Per il resto del popolo, invece, il PD ha scelto gli enzimi clientelari. Per carità, è una scelta, una strategia. Ma, temo, nel medio periodo, non porterà ad un cazzo. O qualcuno sarà capace, prima o poi, di fare analisi di lungo periodo (non dico secoli, ma almeno un paio di decenni) oppure i Berluscones saranno al potere per un "ventennio", con un graduale aggravamento dell'insufficienza respiratoria e renale del sistema Italia.

Nel frattempo qualcuno continuerà a fare quello che può...
"Fa ciò che devi, accada ciò che può" Gaetano Salvemini


[l'immagine è di proprietà dello straordinario sito www.bastardidentro.it]


Cari amici e - scusate il termine - compagni, non gettiamo il cervello all'ammasso e cerchiamo di fare in modo che i nostri figli possano dare giudizi di fiducia ben più alti di quelli che noi diamo ora. Non pensiamo che la responsabilità sia sempre in una dimensione estranea alle nostre scelte e decisioni. Il nostro giudizio severo e distante - né tanto meno quello degli italiani in cerca di capri espiatori - non basterà. E non basteranno nemmeno le parole di saggezza dei nostri padri, che ci indicheranno la strada del silenzio e delle scorciatoie comode.



"Non si fa quello che si vuole, tuttavia si è responsabili di quello che si è." Jean-Paul Sartre

giovedì, luglio 10, 2008

Mentre si GIOCA

a chi ce l'ha più lungo... (Water V. o Andonio diP.?)

Il governo continua nel suo duplice progetto. Be'... il progetto è uno solo: squilibrare ulteriormente i rapporti di forza tra ceti sociali e produttivi. La realizzazione di questo progetto presuppone, ovviamente, il garantire la propria incolumità (giuridica) ed il proprio benessere.

Ma, come nella più volgare interpretazione di Macchiavelli, il fine giustifica i mezzi, quindi il Governo è deciso a passare sopra qualsiasi ostacolo. Come uno schiacciasassi. La strada più facile per raggiungere l'obiettivo è estirpare gli ostacoli ed i potenziali ostacoli. Anche se questi ostacoli si chiamano istituzioni, regole, diritti.

Per questo il disegno diabolico di Berlusconi è duplice: da un lato c'è il fine (il darwinismo sociale, con le dovute precauzioni di classe), dall'altro c'è il mezzo (la destrutturazione degli impicci: forze sociali da un lato e regole dall'altro). La domanda è... ma se il Governo riesce a schiacciare (come sta accadendo) il potere legislativo e quello giudiziario... cosa succede? Succede che vengono meno i presupposti di uno stato democratico e liberale.

Guardate, qui non si tratta di politiche e visioni economiche differenti. Io ho le mie, certo. In materia di economia, politica interna, politica estera. Ma anche in tema di mercato del lavoro. Diritti, libertà, opportunità, etica, ecc...

Ma qui non stiamo parlando di questo. Noi stiamo assistendo alla demolizione dello stato. Vorrei chiedere a tutti quei giovani di destra che studiano legge... ma non provate un po' di imbarazzo per quello che sta accadendo? Mai si è stati spudorati come in queste settimane. In Italia non abbiamo una squadra di governo. Fatte poche eccezioni abbiamo un team di fedeli. Alfano tiene la bandiera. E' un governo fai da te. Fa da sè. Berlusconi ordina e l'apparato esegue.

Il Paese è in ginocchio e questi pensano a sistemarsi i processi, le intercettazioni, i rompimenti di balle. Ovviamente il messaggio è arrivato chiaro a tutti i livelli del centrodestra e piccoli Berlusconi fai da te nascono in ogni dove (come nella mia città).

Tutto questo è comico, quindi ho deciso di non incazzarmi più. Ho capito che parole incazzate servono solo a fare sangue amaro. Tanto vale... fare finta di niente. E riderci sopra.





Oh... ovviamente io me lo posso permettere. Voi ve lo potete permettere. Ma PD e IdV/girotondi/vaffaboys/ecc... no. Loro non possono. Cazzarola...
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Integrazione mattutina

Voglio precisare una cosa. Su piazza Navona. Penso che il PD abbia sbagliato atteggiamento non perché non abbia partecipato alla manifestazione. Piuttosto rimango perplesso per il fatto che il PD non presidi degli spazi politici enormi, che, ovviamente, vengono occupati da altri. Ascolto con interesse e divertimento gli interventi della satira e degli strilloni populisti. Non li condanno. Ma so bene che la politica è un'altra cosa. Il punto - come per la festa de l'Unità (o dell'Unità) di Roma - è che la domanda politica è VERA. L'offerta è un surrogato. Di questo passo, nonostante il linguaggio "pulito" del PD, ci si rende complici dell'imbarbarimento della società civile. Questa responsabilità, a mio modo di vedere, è ben più grande dell'assenza da piazza Navona.

mercoledì, luglio 09, 2008

La festa DELL'unità

Ovvero... il compleanno di una persona morta



Più che Bella Ciao, i Modena per me sono i 100 passi. Ed è Cisco. I Modena sono stati la mia colonna sonora per tanti momenti della mia vita. Oggi (ormai posso dire ieri, martedì 8) sono tornato a vederli. Alla festa de l'Unità. Anzi... alla festa dell'Unità, come si dice ora.

Ero già stato alle terme di Caracalla (dove si tiene la festa della federazione romana per circa un mese) per vedere gli Offlaga Disco Pax. Arrivai in anticipo. Su internet informavano che ci sarebbe stato un dibattito con la Finocchiaro (premiata per la sconfitta in Sicilia con la nomina a capogruppo del PD). Quando sono arrivato ho chiesto: "scusate, ma i dibattiti?". Mi hanno detto: "oggi non c'è niente". Io ho riferito di aver letto da qualche parte che... "Sì, sì: è cambiato il programma". Allora io "Ah, vabbè :S. Posso avere un programma stampato?" Mi rispondono "Ehm... mi dispiace, ma non sono ancora stati stampati". Girai un po' tra gli stand. Nulla che ricordasse minimamente un'iniziativa di ordine politico. Niente volantini, manifesti. Niente documenti, petizioni, strumenti di informazione e/o partecipazione. Solo quel simbolo dappertutto, anche sugli adesivi. PD.

Non si capisce ancora se PD significhi Preti Democratici o Post Democristiani. Oppure Pezze Dietro. Altrimenti Padre Disperso (MATER CERTA EST, PATER NUMQUAM). Pisolino Democratico. Parla Dai. Para Didietro. Porto Distruzione. Presunzione Diagnosticata. Per Destra. Pia Dannazione. Punto D. Pirla Dappertutto. Peste Demoniaca. Insomma... PD.

Ok. "E' stato un caso", mi son detto.

Sono tornato alla festa per i Modena City Ramblers. Grande fila. Molta emozione tra i giovani che si accalcavano. Si comincia con una versione a me sconosciuta di Bella Ciao. Ovviamente non cantava Cisco. Poi... il concerto inizia con i cento passi. I ragazzi conoscevano i testi. Me ne sono rallegrato. Ho incontrato vecchi e nuovi amici e vecchi compagni oggi iscritti al PD. A Roma. Ho preso una birra (3€, prezzo politicissimo per Roma. Poi ne ho prese altre...), poi ho visto uno stand dei Giovani democratici. Ho chiesto ad un ragazzo che mi ha avvicinato per informarmi dei volantini che avevano prodotto, "ma tu sei un ex margherita?" E lui... NO, NO. Un ex DS? e lui "no: sono nuovo, sono solo PD". La cosa mi ha sorpreso e - lo ammetto - sono stato contento della sua risposta. Perché era una risposta onesta, venuta dal cuore, con spontaneità. Era il primo che non provava vergogna per questa nuova condizione. Lui, dopotutto, non aveva conosciuto altre esperienze di militanza. E non aveva mai vissuto prima una vera Festa de l'Unità.

Questo ragazzo, di cui non conosco nemmeno il nome, è l'unica cosa vera che ho visto alle terme di Caracalla. Tutto il resto era di plastica. Poteva stare in qualsiasi luogo e in qualsiasi contesto. Andava bene uguale. Era vera anche la gente che c'era, per carità. Come erano veri i pugni alzati mentre si ballava. Era vero il sudore. Era vero il cuore di chi ha cercato un'emozione alla festa dell'unità. Con la musica, la politica, la socializzazione. Ma tutto il resto no, tutto il resto era solo finzione, costruzione. Era falsa la musica di un gruppo di silicone (lo ripeto: i Modena senza Cisco sono come il decaffeinato ai distributori automatici o come i cappuccini liofilizzati in aereo). Era falsa la festa "DELL'Unità", imitazione della festa de l'Unità. Era vuoto il messaggio. Solo soldi che girano.

La Domanda era vera, l'offerta un surrogato.

Ci sono ancora spazi e luoghi per un confronto vero? Perché nel PD io non vedo che prese per il culo. Ti possono dare ragione su tutto (anche perché gli argomenti e lo spessore di chi li rappresenta sono sempre meno autorevoli), per poi fare quello che devono fare: niente. Se si vince si governa, se si perde si fa la parte dei moderati seri. Ma fare politica per me è avere un progetto di cambiamento, non è gestire punto e basta. Il progetto di cambiamento del PD non si vede, non c'è. Solo autoreferenzialità. Anche la base sta cambiando. Forse è ora di andare a dormire. Domani si lavora.

Dimenticavo... vorrei che il PD fosse pieno di Peppino Impastato.

martedì, luglio 08, 2008

Che PENA

caro Walter




Sono costretto a pubblicare questo post. Già le vedo le facce dei dirigenti Piddini (come si chiamano?). L'hanno presa come uno sgambetto. Chi partecipa si rende colpevole del reato di lesa maestà. Verso i "riformisti del PD". Io sono davvero sconcertato (ma rimango spesso sconcertato). Prima di continuare a scrivere cazzate, vorrei farvi vedere questo brevissimo video in cui Walter Veltroni fa alcune dichiarazioni in merito all'iniziativa di oggi, martedì 8 luglio. Non è mai stato così alterato durante tutta la campagna elettorale. Mai.



Il punto è che questi sono davvero convinti. Ma la vedete la faccia furibonda di Walter? Che figura miserrima. Sono dei miserabili arroganti. Pensavano davvero di cambiare il Paese con il taglio netto assestato ai danni dei pezzi più attivi del proprio popolo.

Ibridi, eunuchi, smidollati. Moderati miserabili. Ora si sentono rodere, ché c'è qualcuno che continua a fare opposizione vera nel Paese. Hanno tranciato ogni legame con il proprio popolo attivo, con la cittadinanza attiva. Le sedi del PD sono sempre più simili a quelle della DC di vent'anni fa. Walter... vai nel Loft con qualche promessa di Confindustria.

Ma come fanno, mi chiedo, come fanno tutti quei compagni che hanno creduto nel sole dell'avvenire per tutta una vita ad accettare tanta arrogante superficialità? Poverini. Mi fanno pena, non li invidio. La cosa buona di questa iniziativa è che adesso, per fortuna, il PD sarà costretto ad alzare il tiro. Muovete il culo, pappemolli! Il PD è un partito di plastica e continua a perdere credibilità. Pensavo che più sotto di così non si potesse andare. E invece si continua. Giù, giù, giù.

Ma ché si vede che sto incazzato?

domenica, luglio 06, 2008

Maybe they CAN

Maybe...



Ai tempi dei primi movimenti no-global mi sono sempre dichiarato new-global. La cosa era poco chic e talvolta persino imbarazzante, soprattutto durante gli incontri in cui quasi tutti erano convinti di avere la verità in tasca. Be'... io ero meno convinto e meno sicuro. L'unica cosa di cui ero certo è che scegliere la via dell'attacco tout court all'ONU fosse del tutto controproducente, oltre che completamente idiota. Sul G8 il discorso è diverso: istituzione inadeguata, ma non credo che costituisca il fulcro dei problemi internazionali.

Il pianeta, infatti, non è governato da forze democratiche. Odio ripetere cose banali, ma... se le cose stanno così... non ci posso fare niente: il pianeta è governato dai cazzi dei più forti, che riescono a manovrare persone che per rimanere dove stanno ubbidiscono e basta. C'è qualche leva che possa scardinare questo sistema nel breve periodo? Non credo. Per niente. Non sarà una manifestazione e non sarà una piazza. Non saranno 1000 macchine distrutte o 2000 vetrine di banche e negozi frantumati. Non credo in alcun modo che vi sia un grimaldello capace di sovvertire nell'immediato il potere del capitale.

Negare la globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni è solo deleterio, per non dire deficiente. Penso, però, che il "cambiamento" sia indispensabile. Sono convinto che per minare il sistema di potere che il capitale ha assortito dal dopoguerra ad oggi si debba agire su due piani distinti: uno politico (le forze in gioco) ed uno giuridico (le regole del gioco).

Quello che intendo dire con "le regole del gioco" è che occorre istituire e/o democratizzare organismi internazionali che agiscano alla luce del sole e che possano rappresentare degli interessi diversi. Non nutro più cieca fiducia nella democrazia. Per lo meno non penso che vi sia un automatismo tra sistemi democratici e rappresentazione degli interessi collettivi nella sedi democratiche appositamente istituite. Penso però che quella per la libertà delle persone (liberi di - fare - e liberi da -l bisogno-) sia una lotta dura che si combatte centimetro per centimetro.

Per le forze in gioco, invece, be'... c'è poco da fare: coloro che si misurano quotidianamente nell'arena della politica internazionale, gli interessi e gli ideali che muovono le loro azioni sono determinanti. Gli USA hanno ancora diritto di veto (formale e informale) su tutto ciò che riguarda il pianeta. Tutto. Non è democratico, ma le elezioni degli Stati Uniti hanno da sempre ripercussioni considerevoli a livello mondiale. Oggi più che mai. La guerra è dietro l'angolo e per decidere sulla vita e sulla morte di decine di migliaia di persone (ma l'escalation non è detto che possa essere davvero governata, quindi le cifre possono avere un numero di zeri variabili) non basteranno le preghiere ed i buoni propositi.

Noi possiamo tifare per Obama, ma a farcela devono essere loro. Loro, forse possono. Nonostante le ritrosie dell'elettorato della cornuta Clinton. Spero che tutta la retorica da predicatore del senatore nero serva a smuovere gli animi, a svegliare le coscienze, a catturare l'attenzione di chi si astiene da sempre. Spero che Barak Obama vinca le elezioni nel suo Paese e spero che faccia soffiare un vento nuovo sulle nostre vecchie finestre europee. Non mi illudo. Non mi illudo più per niente. Non mi illudo più.

Ma spero. E spero soprattutto che Obama creda fino in fondo a quello che dice. Lo spero perché ho bisogno di avere ancora fiducia nel genere umano.

venerdì, luglio 04, 2008

NON pensate

sempre a male!




Sinceramente, in fondo in fondo, ho pensato più di una volta che la vita privata dei politici non debba essere di dominio pubblico. Ognuno avrà pur diritto a fare quel che caxxo che gli pare, con chi gli pare, dove gli pare e senza gli occhi di tutt'Italia puntati addosso. Detesto i paparazzi ed i giornali scandalistici.

Però, ragazzi, se di personaggi pubblici parliamo... be'... le cose cambiano. Cambiano perché è troppo comoda la linea dell'ipocrisia (vizi privati e pubbliche virtù). Predicare bene e razzolare male, nel Paese del Vaticano viene facile a più d'uno. Non sto qui a cincischiare sui vari droga party, sex party, ecc... party frequentati da leader politici e parlamentari, in larga misura sedicenti puritani e ferventi frequentatori di cerimonie sacre. Lasciamo stare anche la Ministro Carfagna, che viene turbata, poverina, dal Gay Pride. Lasciamola stare, che ha tutto il Ministero da portare avanti.

Voglio parlare di un'altra cosa: l'attitudine al successo di qualche brava(?) soubrette. Mia madre mi ha sempre insegnato che a tavola tutte le bocche sono sorelle. Alcune persone, però, hanno la bocca sempre vuota e altre sempre piena.

"E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo di governo é molto labile. Credo che l'informazione debba prevalere" (Donadi, Capogruppo IDV).

"Da giorni infatti non si parla che di intercettazioni dai contenuti pruriginosi che riguarderebbero il privato del premier e sulle quali addirittura il Cavaliere, secondo alcuni, sarebbe stato pronto ad una sorta di 'outing' nella puntata serale di Matrix." (ANSA, 3 luglio ore 23:54). Ovviamente poi a Matrix non ha partecipato più.

Vedete... io non vorrei fare allusioni goliardiche (falsissimo: voglio farle, voglio farle), ma mal di merito è anche questo. Mal di merito significa che il potere decide di gratificare alcune persone per autolegittimarsi, per rafforzarsi e, talvolta persino per arbitrio. Non già per scelte, secondo criteri pubblici, chiari, definiti. Be', quell'arbitrio il potere lo può esercitare per autocompiacimento e... (scendiamo gradino dopo gradino verso la prigione del conte Ugolino) persino per una scopata.

Cosa dire allora? Buona selezione a tutte. Tra Reality e Soap, vedrete che anche la vostra bocca avrà qualcosa da mangiare. Che schifo! Finché rimarrete chiuse nel tubo catodico non farete mai male a nessuno (che sia in grado di intendere e di volere). Ma se la carriera comincia a tracimare oltre i limiti dello spettacolo, per approdare al teatrino della politica, consiglio a tutti di abbandonare gli studi di filosofia, diritto, economia, scienza politica, ecc... e di dedicarsi solo a glutei, tette e addominali (questi ultimi gradirei averli anche io). Le labbra, poi, sono fondamentali. Alla fine una soluzione la troverete comunque...




PS: E' inutile (del tutto superfluo) dire che nutro profondo rispetto e ammirazione per tutte le donne vere che hanno fatto e fanno politica, nonché per quelle che in una società maschilista come la nostra fanno carriera per competenza e professionalità. La categoria di donna vera, nella mia visione del mondo, si contrappone a quella di zoccola in carriera. Nella mia visione del mondo, peraltro, la donna vera è almeno 20 volte più femminile della zoccola in carriera.
Nel mio primo intervento in consiglio comunale (correva l'anno 2001) denunciai l'illegittimità della giunta comunale perché, nonostante lo statuto lo prevedesse, non c'erano donne in giunta. Le donne che si laureano sono di più degli uomini e mediamente hanno voti più alti. Non credo alla superiorità di un genere sull'altro, ma ritengo evidente che la società non offra le stesse opportunità a tutti, anche in questo caso.
Se le indiscrezioni sulle nuove intercettazioni del Premier dovessero essere confermate io penso che le prime ad incazzarsi - e tanto - dovrebbero essere le donne.

giovedì, luglio 03, 2008

STAGE: l'angolo giusto

è di 90°




Sì, sì... ridiamoci su. Ché è meglio. Questo video gira sul web già da qualche mese. Io lo vidi a dicembre ed ero stagista. Mi fece ridere un mondo. Anche agli altri a lavoro (per inciso... mi ritengo un fortunato: il mio stage è stato davvero formativo e gli altri in ufficio mi volevano bene. Venivo trattato da persona umana e questo... non accade sempre quando sei uno "steggista". Il rapporto con i "top managers"... è un'altra cosa. Ma questa è un'altra storia).

Ho avuto diversi momenti di difficoltà, da stagista. Ma il punto più basso lo toccai quando in una riunione di "vertice" (a cui ebbi la fortuna di partecipare) qualcuno disse (alla mia presenza): "ma se avete bisogno di UNA stagista... non c'è problema: ve la procuriamo". E lì tutti a ridere e a fare battute sulla figura delLA stagista. Io, attonito, tacevo e accennavo un sorriso che sembrava una paresi. Sì, ho capito: lo stage serve. A me è servito (lo ripeto).

Ma non sono sicuro che dappertutto sia così. A molti miei amici non è andata così bene. Quando mi è capitato di "fare le fotocopie" (poche volte, ma ci sono state) mi sono girate le palle. Tanto. A volte rimanevo solo in ufficio con lo staff delle pulizie (questo molto più spesso). Uno non studia una vita per fare le fotocopie a qualcuno. Come? Qualcuno le deve pur fare? Sì. Allora pagalo: paga una persona, che non s'è fatto il culo sui libri, per fare questo lavoro. La verità è che l'Italia è il Paese dei furbi e lo stagista conviene.

Non sono in grado di fare statistiche e non voglio fare discorsi assolutistici, ma penso che la stragrande maggioranza delle aziende approfitti dei giovani stagisti per avere lavoratori qualificati a basso costo. A volte per un anno con 250 o 300€ al mese. A volte anche gratis. E non parliamo di tutti i "praticanti" presso gli studi professionali (dovrebbero fare mezza giornata e invece stanno sempre sulle scartoffie o in giro a fare i postini). Dove sta la formazione che si dovrebbe fornire, come oggetto stesso del sinallagma del rapporto di lavoro? La teoria è: lavoro (soft) in cambio di formazione e qualche soldino. La realtà è: lavori, spesso umilianti e monotoni (nonostante li vogliano qualificati), in cambio di umiliazioni e sacrifici.

Ma questo è il mondo della modernità e finché le aziende vorranno applicare "il loro diritto" a sfruttare ogni leva contro la forza lavoro per "creare valore" (nelle business school - ma anche nelle università - fare soldi si dice "creare valore") non potremo farci niente. E allora, cari giovani, a 90°. Con una speranza: Adda passà a nuttate.

mercoledì, luglio 02, 2008

I AM calabrese

Ma anche europeo.




Al di là del dubbio gusto estetico del video, il messaggio è forte, chiaro e... viene fuori tutto. Senza niente aggiungere e senza niente togliere alla realtà. Quante storie conoscete così? E non solo in Calabria, ovviamente. Tanti frammenti di un presente che schiaccia. Magari i quattro frequentatori di questo blog ce l'avranno fatta e penseranno che siano tutte esagerazioni. In questo caso mi illuminino, ché io non ci vedo bene.

Frammenti di presente, dicevo. E frammenti non a caso. Ma adesso ci arrivo...

Domenica sera, passeggiando sul Lungotevere, sotto Castel Sant'Angelo, parlavo con Max. Eravamo preoccupati per l'aria che si respira e per la sensazione che provavamo: la sensazione che qualcosa stesse per accadere. Un'escalation di violenza, forse anche di sangue. Spero di sbagliarmi, ma... ci siamo, sta per accadere. Forse un paio d'anni, forse anche meno. Questa ondata di violenza, io credo, non proverrà da sinistra: la sinistra non esiste più.

La violenza proverrà dal popolo ed il popolo sarà sempre più di destra. Di destra e violento. Un popolo tormentato dalle ristrettezze e dalle difficoltà, seviziato dall'insolenza del potere (voto di scambio, favorini, regalini, promessine, ecc...), tentato dall'ira, che, per definizione, non fa ragionare. Non si potrà ragionare più, non ci saranno tante alternative per ragionare. Solo folle incazzate che non avranno niente in comune, se non il disagio. Vero, duro, inconciliabile con la vita "normale". E' fin troppo facile fare riferimento ai fatti di Napoli (monnezza e rom) e alla rabbia diffusa contro gli extracomunitari.

Quindi non mi soffermo su questo, ma desidero sottolineare due altri aspetti: tutti siamo frammenti e la sinistra non sa più come stare al mondo. Le due cose sono intimamente collegate. Non esiste più un blocco sociale di riferimento. Il mondo del lavoro è così frammentato e frammentario che ciascuno è sempre più solo d'avanti al suo contratto (se ce l'ha). A guidare la vita delle persone sono i modelli culturali neoliberisti, promossi da tv e intelligenti pubblicità, non più i grandi fari. Non c'è più un sindacato capace di parlare a tutti i lavoratori, non ci sono veri partiti a cui fare riferimento. Niente ideologie, niente grandi ideali. Solo sofferenze, difficoltà e tanta demagogia.

Spero di non deludere nessuno, ma non sono comunista (non in questa epoca) e credo che l'economia di mercato sia l'unico modello economico possibile nel medio periodo. Ma ritengo idiota non guardare in faccia la realtà: il tessuto sociale si sta sgretolando e non è solo una questione di mercato del lavoro. Ogni cittadino è sempre più solo. E da solo deve darsi pane. Il che non sarebbe così negativo, se diritti, tutele e ricchezze fossero distribuite in maniera equa. Non sono per una società piatta, ma sono per una società che dia a tutti le opportunità che merita e che non ostacoli lo sviluppo dignitoso delle persone. Per questo, nonostante le ideologie pseudomoderniste della sinistra pieddina, il lavoro rimane al centro. Soprattutto per le nuove generazioni.


Ah, quasi dimenticavo. Perché la sinistra non sa stare più al mondo? Perché la sinistra, in ogni epoca (anche futura), ha (e avrà) senso solo se riesce a stare dalla parte delle moltitudini che se lo prendono in culo. Per cambiare il mondo, non solo per governarlo.