venerdì, ottobre 02, 2009

Il lavoro non logora niente

Adesso ho capito: è il treno che mi ispira. Mi sono svegliato alle 4.50 (il post è stato scritto martedì scorso) per una trasferta di lavoro. Ora sono tra Bologna e Parma, non so esattamente dove. Il cigolio, la puzza dei freni, il tessuto consunto delle poltrone… è tutto così familiare. Così posso riflettere. Di ovvietà e luoghi comuni. Come il fatto che il lavoro logora.


Ma cosa logora? Cosa consuma?

Mi viene in mente il fatto che tutti hanno un buon motivo per lamentarsi di qualcosa. Sicuramente il lavoro stanca. Tutti. E tutti vorrebbero vivere una condizione più appagante. È un desiderio umano, come dire… naturale. Da qui l’insoddisfazione per ciò che abbiamo. Alla fine ogni lamentela (e ogni lamento) può essere derubricato come ingordigia, avidità, ignavia. Come quella del lavoratore che vuole di più e vuole lavorare meno. Ma è proprio così?


Questo è il mio blog, quindi risponderò alla domanda senza rendere conto a nessuno. La risposta è sì: il fatto che il lavoro logori è un luogo comune e chi vuole di più e vuole lavorare meno è solo un ingordo fannullone. Come? Sono un servo del padrone? Tutt’altro… Il tema è cosa – di preciso – logorerebbe il lavoro, cosa consumerebbe. La risposta – secca – è una sola: la propria vita o, se volete, la vita privata. Ma chi mai cerca ancora di avere una vita propria? Dove finisce la vita a lavoro e dove comincia quella personale? Non c’è soluzione di continuità. Il privato è completamente asservito al pubblico. E questa volta non parlo di stato e imprenditori: parlo di vita.


Se non hai una vita tua, non hai niente da farti consumare. Se entrare in ufficio alla mattina ed uscire alle 19 (poi alle 20, poi alle 21…) diventa via via naturale, “normale”, cosa pensate abbia da consumare il lavoro? Niente. Tu sei stato comprato dalla tua Azienda e quanto meno hai da sacrificare, tanto più sarai produttivo per lei. Se ci pensate, in questo senso il lavoro può stancare – fisicamente, per motivi biologici – ma non può logorare: rinunciando – un po’ per necessità, per sopravvivenza, un po’ per non sentire il peso della libertà e della scelta – alla nostra qualità di esseri umani, cioè rinunciando a sognare, progettare e costruire un presente ed un futuro nostro, pieno, autonomo, rigoglioso, non si ha più niente da perdere, né da sperare. C’è solo da consumare, secondo un modello preconfezionato, il tempo. Mangiando pasti, dormendo, svolgendo le funzioni vitali principali e ingoiando, senza masticare, quelle pappine lassative (ma che creano dipendenza) della TV, di SKY, Mediaset premium, ecc…


E la mente, così… si abitua e si addormenta. Prima non chiede e poi non vuole. Finché si spegne.

venerdì, marzo 27, 2009

Ma che ti irridi?

disse la camera destra alla camera sinistra

Torno a scrivere sul blog dopo un discreto periodo di assenza dal web. Più di una volta avrei voluto farlo, ma... vabbè: questa è un'altra storia...

Quel che conta è che o stai zitto o parli il mondo continua a girare. Spesso in modo innaturale, per quanto subdolamente lecito. Perché è lecito tutto, ormai. E' lecito, non è scandaloso, che il Presidente (neoferroviere), mentre si atteggia a perfetto uomo di spettacolo, possa colpire con garbata violenza animale le istituzioni democratiche. Mi fischiano le orecchie, mi tremano le gambe: Silvio Berlusconi ha ipotizzato che a votare in Parlamento siano solo i Capi Gruppo.

Cosa è cambiato per gli italiani? Voglio dire... un istante prima di questa affermazione (poi rivenduta come mera provocazione, salvo poi ripeterla ieri) le vite di ciascuno seguivano il loro corso. Un istante dopo il corso delle vite di ciascuno è apparso non subire alcun mutamento. Niente.

Eppure... questo, a mio sommesso avviso, è l'atto più reazionario della storia della Repubblica Italiana. Finora in molti hanno detto che il nostro è un regime mascherato. Lo penso anche io, ma non per ragioni prettamente politiciste. Il punto è che se il disegno di Berlusconi dovesse prendere forma... l'egemonia culturale delle forze conservatrici abbatteranno ogni timido argine al nuovo fascismo. Il paradosso tragicomico è che il maggiore ostacolo a questo disegno sciagurato e apparentemente innocente si chiama Gianfranco Fini, il delfino di Giorgio Almirante.

"Il premier non irrida le Camere", dice. E mentre in questa affermazione si esprime tutta la meschinità dello scontro interno al PDL sulla dignità di esistenza di personalità e visioni diverse da quelle della leadership (stiamo parlando di dignità di esistenza, non di scontro per la leadership) noi assistiamo attoniti. O meglio... il Paese, le persone, continuano le loro vite, come se niente fosse. Gli osservatori, invece, tra l'incredulità e la leggerezza, aspettano per commentare.

La verità è che se tra qualche mese arriverà un disegno di legge per delegare il voto parlamentare ai soli Capi Gruppo, cari tutti, ... (sto cercando un modo edulcorato per dirlo)... (cazzo non lo trovo) ... (non voglio essere banale, ma...) ... (ok, lo dico senza bestemmie) il Parlamento, già in agonia, cadrà in un coma irreversibile.

lunedì, febbraio 09, 2009

Chiu pilu pi tutti

fatti di ordinaria amministrazione...
Minacce, ricatti, abusi, prepotenze, soprusi. Il vanto della mediocrità, il linguaggio del potere nell'era “democratica”. Mentre il treno sfreccia tra orti e campi verdi (ndr stavo tornando a Roma mentre scrivevo), rimbombano nella mia testa le parole dei miei amici che rimangono giù. La loro rabbia. La loro rassegnazione. Aneddoti, episodi, storie sul successo dei vincenti. Sul successo di chi non merita, ma comanda. Di chi non merita e si arricchisce. Il successo di chi vince nella vita per essere stato fedele al padrone. Come un cane. Fedeli al padrone, timorosi della sua ira, del suo potere. Schiavi, ma vincenti. Senza virtù, senza idee. Bavosi omuncoli, con le mani nel vasetto della marmellata.

L'umiliazione della sconfitta sociale, talvolta, si arricchisce di ulteriori spregevoli particolari. Che reazione avrebbe l'uomo onesto e affamato nel vedere il suo simile indegno ostentare il potere e banchettare alla tavola del padrone? Si rassegna. Di fronte al suo simile vilmente vincente l'uomo onesto si deve rassegnare. Il suo simile con la ciotola d'oro e il collare di diamanti.

Non si tratta nemmeno più della legge del più forte. Questa è la legge del più debole: il più povero di spirito, il più squallido, il meno capace fa fortuna attraverso la pratica del crumiraggio e la vile interpretazione del gioco dello scambio. Il voto, il favore, il voto, l'amicizia, il voto, il piacere, il voto, la copertura, il voto, il potere.

Eppure, come Iago, l'uomo con il collare vive dentro ciascuno di noi. E a muovere la rivolta è l'invidia, non la virtù. Che sia rossa o nera la ciotola è il simbolo della nostra società. Cazzarola: sono un riformista, per la nonviolenza, credo nell'economia di mercato (come unico sistema possibile... oggi) eppure, leggendo alcune cose che scrivo, mi si potrebbe scambiare per un anarchico sovversivo. Ne discende il mio stato di cittadinanza politica: apolide. Sono un apolide. Lontano, distante da tutto e da tutti. Non per scelta, ma per condizione naturale. Eppure non mi sembra di dire cose tanto rivoluzionarie (monotone, banali ovvietà, semmai).

E allora, vigliaccamente, mi rifugio lontano dalla mia terra e la lascio violentare, giorno dopo giorno, dai suoi meschini amanti.


domenica, febbraio 01, 2009

Scegliete...

barbone o immigrato?



Questa volta è capitato all'immigrato (che comunque dormiva in stazione, quindi rappresentava pienamente la casta dei paria). Così a Nettuno cinque imbecilli hanno picchiato selvaggiamente un trentacinquenne di colore. Un indiano, questa volta. Senza alcun motivo. Alcun motivo. Almeno finora non se ne conoscono. Le prime indiscrezioni rivelano, però, che i cinque power ranger avrebbero avuto come bersaglio o un immigrato o un barbone.

Insomma... un debole. Forti e violenti con i deboli. Una botta di vita per l'autostima di questi ragazzi biricchini: oh, anche loro hanno diritto a divertirsi. E la violenza diverte. Il cinema ce lo insegna. Anzi, come dice Quentin Tarantino (che adoro), il cinema è violenza. Ma la tragedia di stanotte alla stazione di Nettuno non è stata impressa su una pellicola, non è un film. E' la violenza che si impossessa del nostro quotidiano. Ma che cazzo ne parliamo a fare?

"ERRATA CORRIGE": Gli imbecilli sono tre (e non 5 come abbiamo letto inizialmente sulla stampa online).

lunedì, gennaio 19, 2009

Valzer con Bashir

quando la mente non regge il ricordo



Ci sono tanti modi per sporcarsi le mani. E l'anima. Valzer con Bashir affronta in modo crudo (senza fronzoli) e originale non solo le drammatiche giornate di Sabra e Shatila, ma anche il personale dramma umano di un ebreo che rivive nel conflitto (e nella colpevole inerzia di fronte al massacro) le ataviche sofferenze del proprio popolo ed in primis quelle di Auschwitz.

Non voglio scrivere molto del film, nel caso qualcuno abbia intezione di vederlo (ve lo consiglio. Assolutamente). Vorrei solo rilevare l'attualità della pellicola. Non solo per i tristi avvenimenti di questi giorni (e speriamo che la tregua duri...), ma per il contrasto stridente che c'è tra le vite normali dei giovani israeliani (del tutto simili a quelle di qualunque coetaneo occidentale) arruolati nell'esercito e la disumana condizione di chi è lì per uccidere (ed essere ucciso).

Un contrasto tanto stridente, da doverlo rimuovere.

domenica, gennaio 11, 2009

Ciao Faber

Dieci anni



Sei immortale. Davvero immortale.

venerdì, gennaio 09, 2009

BUON 2009 e BUON intervallo a tutti

...3 ore



Approfitto di un break autoimposto per scrivere il mio primo post dell'anno sul blog. Avrei voluto farlo prima, con i miei auguri e soprattutto cominciando il 2009 in modo molto diverso. Parlando di speranza, parlando di cose belle, auspicando amore per tutti. Invece è la morte che prende ancora il sopravvento, imponendo imbarazzo per chi è felice, di fronte al dolore ed alla devastazione in medioriente.

E' dura, è dura. E se non si interviene subito in modo più autorevole e risoluto, temo, la guerra si estenderà. Partono spari anche dal Libano... Israele risponde. E dopo?

domenica, dicembre 21, 2008

Cazzarola... sono d'accordo con loro

...ma non ho fiducia nel PD



Onestà intellettuale significa essere profondamente sinceri soprattutto con se stessi. La politica è intrisa di falsità e disonestà intellettuale. Anche tra i giovani. A volte si interpreta il politico intellettualmente disonesto anche quando non si vuole. La retorica di partito te lo impone. Mantenere autonomia di pensiero è difficile. Davvero. E' ancora più difficile coniugare autonomia di pensiero, consapevolezza e lealtà al partito (che non è assolutamente un disvalore, ma una virtù).

Ieri si è tenuta a Roma l'assemblea nazionale dei Giovani Democratici. Ho visto le loro facce. Le conosco. Belle facce. Sincere, pulite, entusiaste. Erano come quelle che ho visto io per tanti anni. Ma di loro... chi riuscirà a continuare in maniera pulita, senza leccare il culo a nessuno? E chi, soprattutto, riuscirà a dare un verso diverso alla politica nazionale, o almeno interno al PD? Finora mi è parso di capire che l'accettazione - a volte fanatica - della linea dei "capi" nazionali, dei big, dei leader "democratici" fosse la conditio sine qua non per far carriera ed avere "premi" alla fedeltà.

Tutto questo mi avvilisce. Questa è una politica escludente: che esclude i sogni, che esclude la passione, quando questi vogliono davvero modificare l'esistente e deviare la traiettoria. L'inerzia, in questo mondo, è la forza più grande che ci sia. E l'attrito non fa che arrestare le forze minori del cambiamento.

La domanda è: continuare a nutrire speranza per il futuro è sano o piuttosto è preferibile elaborare una forma di rassegnazione "matura", che rinuncia alla speranza e costruisce solo il presente? E' da tanto che non leggo commenti sul mio blog (molto meno curato di prima), ma non vi nascondo che mi piacerebbe potermi confrontare su questo tema.

Buone feste :)

domenica, dicembre 14, 2008

Smells...

...like teen spirit

Ho sentito in auto questa canzone e nel primo momento libero dopo non so quanto tempo ho deciso di scriverlo qui e di condividerlo con chi leggerà questo post. Non aggiorno il blog ormai da diversi giorni. Smells Like Teen Spirit per me significa tanto. Significano tanto per me i Nirvana, Kurt Cobain e persino Patti Smith (che sembra non c'entrare un cazzo con tutto il resto). Eppure tutto ha un filo logico nella mia testa.

O meglio... il senso non mi è ancora chiaro, però Smells Like Teen Spirit, i Nirvana, Kurt Cobain, Patti Smith, la mia vita a Roma, il mio passato in Puglia, le mie nottate a lavoro, Chris McCandless (leggetevi "Nelle terre estreme"), i gabbiani sui lampioni di piazza dei cinquecento e tutto il resto dei pensieri che faccio e delle cose che vivo deve avere un senso. Ed io sono intentenzionato a trovarlo. Per questo penso che la vita sia un continuo cercare frammenti, per poi fermarsi a rattopparli ed a farne una vela.

Alla fine tutto dovrà avere un senso, se noi saremo stati in grado di darne uno. Ovviamente la ricerca dev'essere attiva e non può limitarsi a subire input. 'Notte.



lunedì, dicembre 01, 2008

Siamo uomini di Erdam

non è certo peggio della TV spazzatura